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96 Arte italica.


Siccome però le memorie della tradizione non risalgono al più lontano periodo, ma arrivano all’età etrusca, che è il principio dell’età storica, quando è in uso la promiscuità presentata da Virgilio, e implicita nelle tradizioni riferite da Cicerone, da Plinio e da Plutarco, non si può inferirne contraddizione fra questa tradizione storica e le scoperte archeologiche, che, in questo modo, ci danno il rito antichissimo preesistente, la cremazione, a cui si svolge collaterale, forse per distinzione di usi d’altre genti, la umazione1.

Ma, se lo studio dei prodotti delle industrie e degli oggetti, la maggior parte del rito funebre, rinvenuti negli scavi, ci dà notizia delle stirpi e dei costumi dei popoli preistorici del periodo arcaico, però nulla ancòra ci dà l’indirizzo e l’intuito dell’arte di quel periodo, o per lo meno del senso estetico nell’arte dei nostri antenati. E per ciò è più profittevole lo studio delle costruzioni architettoniche. Se non che questo ci implica in un’altra grossa questione ancòra discussa, quella dei monumenti pelasgici, poichè con questo nome si designano le costruzioni più antiche degli Italici, quelle anteriori ad ogni influenza orientale.

Monumenti designati col nome di pelasgici, o attribuiti ai Pelasgi, si hanno ancòra in più luoghi d’Italia.

Chi sono questi Pelasgi? In un luogo di Dionigi D’Alicarnasso (I, 13) abbiamo conservata la tradizione di un antico storico greco, Ferecide, secondo il quale i Pelasgi sarebbero genti venute di Grecia

  1. Ved. J. Grimm, Über das Verbrennen der Leichen, in Atti Accad., Berlino 1849, pag. 191; Biondelli, La cremazione dei cadaveri in Rivista italiana di Scienze e Lettere, Milano, 1874; J. Marquardt, Handbuch der römischen Alterthümer (B. VIII, Th. I), pag. 330 e segg.