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ogni giudizio doversi ridurre al popolo, e il popolo volentieri gli ode, onde ne conseguita la rovina de’ magistrati.

E con ragione certamente apparisce, che e’ biasimasse un simile modo di vivere chi a tale stato popolare non volse dare nome di republica, perchè dove le leggi non sono padrone, quivi non si può dire republica, perchè il modo buono è, che le leggi comandino in generale, e che ne’ particulari comandino i magistrati e la republica. Onde se lo stato popolare si debbe pur mettere per un modo di governo, egli è chiaro che un tal modo, dove ogni cosa si governa con i decreti, propiamente non si dee chiamare popolare stato. E la ragione è, che il decreto non può dire nulla in universale. E in tal modo siensi determinati li modi dello

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stato popolare.



Un modo di stati di pochi potenti è dove si distribuiscono li magistrati per via del censo, ma di tale sorte che li cittadini poveri (che sono la più parte) non possino parteciparne, e che chi ha tal censo possa partecipare in detto governo. Un altro è, dove li magistrati bene si danno per via di piccolo censo, ma dove essi pochi eleggono in cambio di quei che mancano, chi ha a governare. Ora se tali gli eleggono di tutto il popolo, tale ordine verrà piuttosto ad avere dello ottimate; e se egli eleggeranno di certi cittadini determinati, e’ verrà ad avere dello stato de’ pochi potenti. Una terza specie di tale stato si dà dove il figliuolo succede nel governo al padre. La quarta è, dove stando ferme le cose dette, di più vi sia, che non