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libro secondo 261


suoi giureconsulti e dottori ancora usano di dire ch’eglino si vergognano quando, senza la legge in mano, si ritrovano a parlare in qualche luogo. Ma voi mi direte che l’usanza è buona; ed io dirò a voi ch’ella è cattiva. Ditemi un poco: queste donne, che costumano di cosí usar queste acque, a che fine costumano di usarle? Pur per divenire piú belle e riguardevoli. Adunque, se per ciò l’usano, non andrá la conseguenza e la conclusione ch’esse non si contentano della faccia che Dio ha dato loro? Il che quanto sia a lui discaro ed iniquamente fatto, ogni sano intelletto agevolmente ne può trar giudicio chiaro. Ma di ciò parleremo diman da sera a sofficienza, quando del belletto si ragionerá, ché ne vogliamo pur alquanto ragionar tra noi. Ora io vengo alla seconda vostra ragione. Voi mi dite che questi giovani galanti e queste donne leggiadre, non per discacciare il puzzo, che non è in loro, ma per piacere altrui e perché sono buoni, usano di andare profumati e profumate deliziosamente. Io rispondo che voglio concedere che ve n’aggia di quelli e di quelle, che, non per piacere altrui, usano di portare i zibetti ed i muschi addosso, con patto che voi concediate a me ancora non esser poca quella parte che si sforzano con questa via di coprire molti difetti loro. Il che Marziale ed il Petrarca vollono che fosse cosí. Ma presupponiamo che non sia cosí. Sará però ben fatto che per altrui piacere gli usino? Veramente no, perché destano in molti il concupiscibile appetito; e, se non me lo credete, credetelo al Petrarca nell’allegato poco dianzi Dialogo. E di qua è che messer Ortensio Lando nel Sermone funebre, ch’egli fa fare a monna Tessa da Prato, nella morte di un suo gallo, disse cosí: «Io credo fermamente che se ’l Gran turco sapesse questo segreto, non usarebbe il muschio sciloppato, sí come usa, quando va alla giostra nel serraglio». Egli parla della giostra amorosa in quel luogo. Quanto a quello che mi dite, che questi zibetti sono cosa buona, io credo di aver giá risposto: ma pure io non mi rimarrò di dire che son cosa mala piú tosto. E udite, se non vi spiace, quello che, per a voi provarlo, sono per dire alla presenza vostra e di questi altri gentiluomini, che, la loro mercè, volentieri m’ascoltano. Io trovo che un Planzio, gentiluomo