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170 ii - angoscia doglia e pena


qualche rogna, la copreno con erba d’altrui. Scuffiotti e trocchi vi lasso giudicare a vostra posta, perché voi sappete quanto vi costano. Di orecchini e pendenti de le sue orecchie il prezo e la valuta voi sapete, perché in giogie avete speso non solo le vostre facultá, ma ancora il proprio fiato, perciò chi brama di vivere pacificamente, e senza struggere l’avere ed il spirito, fuggia la donna, spezialmente chi dá opera alla virtú e chi disia esaltarsi per via di qualche dottrina, perché la donna è impedimento di onore. Sí che direte che non si acquista corona alcuna stando accompagnato dalla donna strana, perché tal donna è fonte di pazzia ed acqua instabile, perché sempre va in volta col disio; al quale per sorte non satisfacendo il marito, ella diventa adultera senza rispetto, e ciò per vaghezza di ornamenti, in quali consuma il disio, ad effetto che con piú amanti refriggerar possa l’ardore di le sue ventraglie. Perciò, presentata e sodisfata, si accende di vanitá; di sorte, domenticata della fede e di promessa castitá, va cornegiando furiosa, non però mai sazia. E sapiate che vi sonno alcune, che spesse volte dimandano al marito cose disoneste, come praticar con persone infame, andare a spasso in lochi... tu me intendi. E qui potria dire di molte cose: nondimeno lasso la giunta al savio lettore, che possa introscriverla. Di sorte che avete a sapere che ella oserva piú feste che non fa la corte d’un gran principe. Pertanto chi s’accompagna a questi tempi con donna malvagia, si accompagna co’ l’animale che ha la mente impudica e l’animo adultero. Perciò intraviene spesso che l’uomo, morendo, faccia il suo erede colui che non ha generato, benché sia nato in casa, anzi vi dico che ’l nutrisce colui che mai ha semenato. Né di ciò si può accusare la donna, perché, lassato che ha il grembo, non si può infamare nè dire che sia adultera; pertanto assimiglio tal donna alla nave che va sulcando il mare, che, dopo sè, non lassa alcun vestigio: non resta perciò che per mare non sia passata. Pertanto iudico essere grandissimo dolore di vedere semenza d’altrui ed essere sformato di tenerla per propria fatica, essendo perciò frutto produtto de adulterio, e pure, come pazzo, sei constretto di chiamarlo: