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Già nella introduzione generale ho ricordata questa tragedia per caratterizzare la drammaturgia di Sofocle, ponendola a contrasto con le «Coefore» d’Eschilo. Ma, anche a parte ogni confronto, si può dire che qui, come forse in nessun altro dramma di Sofocle, appaiono distinti e rilevati gli elementi specifici della sua drammaturgia: intreccio (si veda specialmente la figura, interamente inventata, del pedagogo); contrasti; eloquenza che, appena l’azione lo consente, si espande in lunghe orazioni (caratteristiche specialmente le due apostrofi liriche di Elettra al pedagogo e all’urna che si presume chiuda le ceneri del fratello).

Il dramma è ritenuto in genere uno dei piú tardi di Sofocle. Le prove obiettive che si sogliono addurre sono le seguenti:

1º - La frequenza dell’ἀντιλαβή, ossia della divisione dello stesso trimetro fra due personaggi. Se si desidera un po’ di statistica, nell’«Edipo re» ce ne sono 10, nel «Filottete» 22, nell’«Edipo a Colono» 52. L’«Elettra» ne presenta 25; e dunque prenderebbe posto fra il «Filottete» e l’«Edipo a Colono». Ma, naturalmente, un simile criterio, che certo non è privo di fondamento, va adoperato con molta discrezione.