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254 SOFOCLE 53-78

antigone
Strappar non mi potrà da chi m’è caro!
ismene
Ahimè!, sorella, al padre nostro pensa,
55che odiato morí, per le sue colpe
ch’egli stesso scoprí, d’onore privo,
e con la man sua stessa ambe le luci
si svelse; e poi la madre sua, sua moglie —
di nomi orrida coppia! — a un laccio stretta,
60scempio fe’ di sua vita; e i due fratelli,
terza sciagura, l’un l’altro s’uccisero
in un sol giorno, miseri, e compierono
con reciproche mani il triste fato.
Ora noi due, sole rimaste, vedi
65quanto sarà la nostra fine orribile,
se i decreti del principe e il potere
trasgrediremo, della legge a scorno.
Ed anche a ciò convien pensare: femmine
siamo, e non tali da lottar con gli uomini;
70e assai piú forti son quelli che imperano;
e obbedire dobbiam dunque ai loro ordini,
e se fosser piú duri. Io dunque, ai morti
chiedo perdono, poi che son costretta,
ed ai potenti obbedirò: ché ardire
75oltre le proprie forze, è cosa stolta.
antigone
Piú non ti prego; né se ancor tu l’opera
partecipar volessi, io di buon grado
t’accetterei: sii tu quale esser brami.