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GLI ERACLIDI 39

deh, non avvenga mai, questa città,
cadessi in mano dei nemici, e, fatta
segno agli oltraggi, io, figlia di tal padre,
dovessi tuttavia scendere all’Ade!
Oppur fuggiasca io vagherò, bandita
da questa terra, e non arrossirò,
se questo o quello mi dirà: «Perché
venite qui coi ramuscelli supplici,
se tanto a cuor vi sta la vita? Uscite
da questo suol: non diamo aiuto a vili».
E neppure potrei, quando i fratelli
fossero morti, ed io salva, speranza
nutrir di sorte avventurosa — molti
per essa già gli amici abbandonarono.
Una fanciulla abbandonata, chi
sposa vorrebbe avere, aver figliuoli
chi vorrebbe da me? Meglio morire
dunque non è, che questi mali, senza
colpa soffrire? Ad altra, insigne meno
ch’io non mi sia, ciò converrebbe forse.
Conducetemi dunque ove morire
deve questo mio corpo, inghirlandatemi,
date man, se vi piace, al sacrificio,
e trionfate dei nemici: è pronta
l’anima mia, non reluttante; e annuncio
che, pei fratelli e per me stessa io muoio,
ché, spregiando la vita, io questa idea
bellissima trovai: lasciarla in gloria.

coro

Che, che dirò, della fanciulla udendo
le nobili parole? Essa morire