Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) III.djvu/273

270 EURIPIDE


teseo

Verso colui che i seduttori gode
ospiti avere, e al vizio suo compagni.

ippolito

Mi giunge sino al cuor, mi sforza al pianto,
che tu mi creda, ch’io sembri un malvagio.

teseo

Pianger dovevi, prevedere, quando
di tuo padre oltraggiar la sposa ardisti.

ippolito

O casa, deh, se tu parlar potessi,
e teste essere a me, se un tristo io sono!

teseo

Ricorri a testi muti; e intanto, chiaro
quanto malvagio sei mostrano i fatti.

ippolito

Deh, se potessi di me stesso mettermi
a fronte a fronte, e piangere i miei mali!