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IPPOLITO 269


ippolito

Senza giuri, né prove, né responsi
d’indovini ascoltar, senza giudizio,
dalla patria mi scacci?

teseo

                                             È questa lettera
sicura accusatrice, e non ammette
ambigui sensi. E lascia che sul capo
gli augelli a lor piacere a noi svolazzino.

ippolito

O Numi, il labbro mio ché non disserro,
io, che perduto son per voi che venero? —
Ah, non sia, no: ché non potrei convincere
quelli ch’io devo, è invan sarei spergiuro.

teseo

Ah, questa tua santocchieria mi dà
la morte. Uscir vuoi dalla patria? Sbrígati.

ippolito

Dove mi volgerò, verso quale ospite,
se per simile taccia esule vado?