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un tanto orror? Si levino le spranghe,
delle porte le imposte, o servi, s’aprano,
ch’io la mia sposa scorga, orrida vista,
che, la morte a sé dando, uccise me.
Si apre nuovamente la porta della reggia, e famigli portano la salma di Fedra.

Strofe I
Ahi, ahi, misera, o tua calamità!
Compiuta hai, perpetrata una tale opera
onde la casa tua sconvolta andrà.
Ahimè, ahimè, con empio
con vïolento scempio,
per opra dell’ardita
mano tua muori. Oh misera,
chi dunque a te, chi
spense a te la vita?

teseo

Strofe II
Oh miei travagli! Patii, cittadini,
la mia piú cruda sciagura. Oh fortuna!

Come piombi su me, su la mia stirpe!
Macchia inattesa onde mi brutta un Dèmone!

È la mia vita distrutta: possibile
non è ch’io viva. M’avvolge un tal pelago

di guai, ch’esser non può ch’io non v’anneghi,
che da tante sciagure in salvo emerga.

Quali parole trovare che dicano,
misera donna, la trista tua sorte?