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IPPOLITO 201


La conclusione è tratta da Ippolito (559):

Sed dux malorum femina: haec scelerum artifex
obsedit animos, huius infestis stupris
fumant tot urbes, bella tot gentes gerunt,
et versa ab imo regna tot populos premunt.
Sileantur aliae: sola coniunx Aegei
Medea reddet feminas dirum genus.

Difficilmente si saprebbe immaginare una tirata da misogine piú euripidesca di cosí. E tutti gli altri brani ricordati, suonano, ad un orecchio esercitato, come altrettanti echi di Euripide. E il loro complesso, insieme con molti altri luoghi della tragedia latina, èvoca una speciale atmosfera, che certo dominò la sensibilità di Euripide, e dove dare il carattere al suo primo Ippolito.


Nel secondo Ippolito, questa atmosfera andò quasi interamente dispersa. E la nuova Fedra non è piú la vera Fedra: è una figura ingentilita, e, in conclusione, sbiadita.

E, specialmente, composita.

C’è una donna trascinata da una passione fatale, che però sa resistere, e resisterebbe sino alla morte, se non intervenisse l’esortazione, galeotta, ma ispirata a reale affetto, d’una persona cara. Cede allora, pur continuando a reluttare; e quando il tentativo fallisce, trova il coraggio di togliersi la vita. Non è, ripeto, la Fedra della tradizione; ma è pur sempre una figura che attira il nostro interesse, o almeno ispira la nostra pietà.

Se non che, tutto è poi sciupato dalla lettera calunniosa Il particolare della calunnia, tipico ed immutabile nella leg-