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Antistrofe

Monte gremito di fiere, velato di frondi santissime,
o Citerone coperto di neve, o pupilla d’Artèmide,
Edípo, deh, mai non avessi nutrito, che pargolo
esposto alla morte fu qui, fu dai Lari gittato, i malleoli
trafitto, per segno, dall’auree fíbule.
Deh mai non fosse qui giunta la vergine alata, l’alpestre prodigio,
la Sfinge, di Tebe cordoglio,
che un dí, coi suoi canti che ignorano giubilo,
qui venne, e sui muri di Tebe piantata, rapía la progenie
che nacque da Cadmo, con l’unghie e la branca quadruplice
nella luce inaccessa dell’ètere.
L’inviava il Signore dagli àditi
sotterranei, l’Averno, a sterminio
della stirpe di Cadmo. Ed or misera
nuova lite fiorí nella reggia
d’Edípo, tra i figli. Ché mai ciò ch’è illecito, lecito
divenne; ed i figli che nacquero
dal grembo materno illegittimi, pel padre son macchia:
ché il letto ella ascese del figlio.

Epodo

O Terra, fra i barbari udii raccontar nella patria
che tu la progenie
generasti che nacque dai denti del drago crestato di porpora,
pasciuto di belve, che fregio
fu di Tebe. E alle nozze convennero
d’Armonia gl’immortali; ed al sònito
della lira e la cetra d’Anfíone,
le torri settemplici sursero