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Da una porta secondaria della reggia esce un servo, tutto pieno d’indignazione e di cruccio.

servo

N’ho visti molti, forestieri, e d’ogni
parte del mondo, giungere alla reggia
d’Admèto, e il pranzo gli ammannii. Ma uno
piú tanghero di questo, non ci ha messo
mai piede. Prima, trova il mio padrone
in lutto, ed entra, senza farsi scrupolo
di varcar questa soglia. Poi, saputa
tanta disgrazia, non ha mica accolta
con discrezione l’ospitalità!
Ci scordavamo qualche cosa? E lui
tempestava, per farsela portare.
E messa mano ad una coppa d’ellera,
dàlli a trincare puro sugo d’uva,
sin che il fuoco del vino, serpeggiandogli
nelle vene, lo accese. E, cinto il capo
con rami di mortella, abbaia e abbaia
fuori di tòno. C’erano due musiche:
quello berciava, senza darsi il menomo
pensier d’Admèto, e dei suoi guai: noi servi