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drammi, parrebbe si dovesse concludere che queste Baccanti siano una palinodia. Palinodia intellettuale ed artistica ben piú che religiosa. E cosí completa, che molte delle massime enunciate da Euripide potrebbero essere state scritte da Aristofane, il suo fierissimo nemico.


Misi in scena le Baccanti, nella mia versione, e con la musica dei cori e delle danze anche composta da me, il 18 maggio 1912, al Teatro Verdi di Padova. Furono súbito ripetute alla Fenice di Venezia, e al Politeama Rossetti di Trieste.

L’anno seguente, 1913, furono riprese, insieme con l’Alcesti, il Ciclope, e le Nuvole di Aristofane, al Teatro del Popolo di Milano; e ripetute all’aperto, il maggio successivo, al Teatro Romano di Fiesole, il giugno allo Stadio di Roma.

Il 1914 furono rappresentate all’arena di Verona.

E dopo la guerra, il 1921, al Teatro Greco di Siracusa, dove la parte di Agave fu interpretata da Teresa Franchini, e il 1922 al Carlo Felice di Genova.

Già fin dal 1911 avevo messe in scena, anche al Teatro Verdi di Padova, le Nuvole di Aristofane. Ma per la pronta ripercussione che ebbero un po’ dappertutto, queste Baccanti furono come l’araldo delle Rappresentazioni classiche in Italia.


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