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congetturammo, che anche in questo ultimo lavoro Euripide dove seguire il movimento generale dell’arte dei suoni, che via via si ispirava ad una piú sottile ricerca di accenti espressivi, e ad una conseguente semplificazione ritmica.

Non deve poi sfuggire la singolare ripetizione di alcune parole, certamente voluta, e che accenna ad un effetto musicale ben familiare ai moderni. Le parole «al monte al monte» tornano due volte (121, 162), e quattro sono accennate (86, 95, 138, 142) nella pàrodos, per riapparire due volte (961, 969) nella feroce canzone in cui le baccanti si eccitano allo scempio di Penteo, Nessun dubbio che alla ripetizione di parole corrispondesse ripetizione di melodia. E senza fantasticare di motivi conduttori, potremo però asserire che si aveva qui un tèma, il tèma dell’estro bacchico, che ricorreva quando lo richiedesse la situazione.

Una delle piú trite questioni intorno alle Baccanti riguarda la conversione d Euripide. Euripide, il critico e dispregiatore dei Numi, si mostra qui invece pedestre zelatore della ortodossia. Come si spiega?

Si presenta súbito la risposta che qui il poeta sia perfettamente obiettivo, e che la responsabilità di quelle dichiarazioni ortodosse spetti intera ai personaggi che le pronunciano.

Ma chi esamini senza partito preso, deve riconoscere che il poeta simpatizza palesemente con Diòniso, e che questa simpatia gli è pretesto a sostenere l’ossequio in genere ai Numi. Se non che, a guardare un po’attentamente la maniera con cui tale principio è sostenuto, sembra chiaro che Euripide, piú che fare una professione di fede, abbia assunto un atteggiamento polemico.