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fra i tuoi santi seguaci.
Squassa il mirto che, folto
di bacche, ombra il tuo volto
di florida ghirlanda: segna con passi audaci
in mezzo ai cori mistici
la mia giocosa danza,
pura, d’ogni fren libera,
cui largiron le Grazie ogni eleganza.

Antistrofe

Scuoti le faci, e la fiamma ridesta,
O lacco, lacco,
astro che irraggi la notturna festa!
Il prato arde di fuochi;
fremono dei vegliardi
già le ginocchia; e i tardi
anni e le cure scosse, corrono ai sacri giuochi.
Al lume delle fiaccole,
or qui avanti, o Beato,
I carolanti giovani
guida tu sul fiorito umido prato.

La poesia greca non ci ha tramandata altra piú radiosa immagine di Diòniso.

Se a qualche distanza dalla lettura cerchiamo in noi l’impressione delle Baccanti d’Euripide, troviamo un formidabile, duro, crudo urto di tragicità, una fosforescenza magica, una serie di mirabili pitture. Esaminiamo questi tre elementi della impressione complessiva.

Nelle Baccanti manca varietà d’episodi. Euripide non ha </poem>