Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) I.djvu/126



Tutto il coro si precipita verso l’erma di Dirce.
i corifea
Strofe
O d’Achelòo progenie,
Dirce, vezzosa e veneranda vergine,
nelle tue scaturigini
asilo desti al pargolo
di Giove, allor che il padre, dalla folgore
immortale salvatolo,
lo chiuse entro la scapola,
e gridò: «Vieni, vieni in questo maschio
mio grembo, o Ditirambo: e Tebe sappia
ch’io cosí ti denomino».
Dirce beata, ed or che cinti d’ellera
conduco alle tue sponde i sacri tíasi,
mi discacci da te? Perché respingermi,
rinnegarmi perché? Dovrai, pei grappoli
lo giuro di Dïòniso,
volgere ancor dovrai la mente a Bromio!