Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/231

220 ESCHILO


Strofe II
Quando nascemmo, tal sorte per noi stabiliva il Destino:
lontane tenere le mani dai Superi: Nume non v’è
che meco la mensa partecipi.
Candide vesti indossare mi negano il Fato e la Sorte:
ch’io m’elessi la rovina
delle case, allor che Marte
entro i letti ov’ha l’amico
nido, compie amica strage.
Sopra questo ci avventiamo,
e per quanto sia gagliardo,
l’abbattiam con nuovo sangue.

Antistrofe II
Altri cosí, mercè nostra, di simile cura va sgombro.
Orecchio a le preci che a me si volgono, i Numi non prestino,
né l’opera nostra inquisiscano.
Giove di motto non degna la gente odïosa che sangue
da le man’ stilla: io rovino,
le lor case, allor che Marte
entro i letti ov’ha tranquillo
nido, compie amica strage.
Sopra questo ci avventiamo,
e per quanto sia gagliardo,
l’abbattiam con nuovo sangue.

Strofe III
Anche se giungono al cielo, la fama, la gloria degli uomini,
cadono al suolo disfatte, deserte d’onore,