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LE SUPPLICI 5

tazione di Ipermestra, che, rompendo la promessa fatta al padre, non imitò le feroci sorelle, e risparmiò lo sposo. Pausania (II, 21. 1) dice che in Argo sorgeva un santuario ad Afrodite Suada (Πειθώ), fatto erigere da Ipermestra, quando essa vinse il processo contro il padre Danao. Questo processo dové costituire il nucleo della tragedia, come il processo d’Oreste nelle Eumenidi. E come qui si sanciva e glorificava il trionfo del civile giudizio sul barbarico taglione, cosí nelle Danaidi era affermata ed esaltata la istituzione del matrimonio, dinanzi alla cui santità doveva cadere ogni altro pregiudizio, ogni altro impegno presunto. Concetto su cui Eschilo ritorna con insistenza nei tre drammi dell’Orestèa, e specialmente nelle Eumenidi, che ne sono la conclusione etica. Si ricordi ciò che dice Apollo alle Furie:

               Priva è d’onore, è nulla già, la fede
               di Giove e d’Era pronuba! Bandita
               per i tuoi detti va, spregiata Cipride,
               onde hanno ogni maggior dolcezza gli uomini:
               ché il sacro letto cui Giustizia vigila,
               per la donna, per l’uom, val più che giuro.

Queste ultime parole si attagliano perfettamente al caso di Ipermestra. Del resto, già nel finale delle Supplici, le ancelle, in contrasto con la sicurezza delle Danaidi, ambiguamente presagendo il trionfo dei figli d’Egitto, esaltano la potenza di Cipride, e oscuramente riprovano la ferocia delle indomite vergini.

E come la stessa Atena interviene nelle Eumenidi, cosí nelle Danaidi appariva Afrodite. «Il piissimo Eschilo —