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230 ESCHILO


Ed ecco apparire, nel sommo ètere, l’aquila, e calare verso la vittima. Ercole afferra l’arco, e rivolge una pre- ghiera ad Apollo:

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Diríga il dardo Apollo cacciatore!

E qui credo si trovassero anche i due versi1 riferiti da Galeno:

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Vedi che stilla non ti spruzzi il labbro:
è sangue amaro: aura di morte esala.

Avrà parlato del sangue dell’aquila. Un verso, infine, diceva:

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D’infesto padre figlio a me carissimo

Parole di Prometeo ad Ercole; e, quasi certo, dopo la liberazione, e, dunque, verso la fine del dramma.

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Saltano agli occhi le analogie tra il Prometeo disciolto e il Prometeo legato. I Titani sono un replica delle Oceanine. Il racconto dei loro viaggi riecheggia le predizioni di Prometeo ad Io. I lamenti e il racconto delle sciagure

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  1. Nauck li attribuisce al Προμηθεὺς πυρκαεύς, dramma satiresco. Impossibile risolvere con sicurezza il quesito: però l’accento dei versi mi sembra piuttosto tragico. Galeno, riferendoli, dice solo: ὁ αὐτὸς (Eschilo) φησὶν ἐν Προμηθεῖ.