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atto quarto.— sc. IX, X. 363

SCENA IX.

ERODIADE e ANNA.


Anna.Oh spettacolo orrendo! Arretra! lascia
Ch’io a lei soccorra!
Erodiade.                                   A chi provato ha i colpi
D’una rival? Rendi la vita all’agna
Quando succhiato ha il sangue suo la tigre!
Anna.Ella è spirata! — Oh de’ delitti il colmo!
Oh a me perdoni il cielo esserti stata,
O la più iniqua dello donne, amica!
Trarre a tal ti potean disordinati
Affetti, o un dì sì pia, sì nello stesso
Orgoglio tuo magnanima? Ah! l’orgoglio
Tutte corruppe tue virtù!— Che atteggi
Al sorriso le labbra, o scellerata?
Maledizion sulla tua fronte è scritta!
Di non sentirla indarno fingi. Orrendi
Strazi l’alma t’invadono; il palesa
Quel selvaggio rotar delle pupille,
Quella convulsa faccia. Ed io non posso,
Non debbo più commiserarti: è sciolta
L’amistà nostra! eternamente è sciolta!1


SCENA X.

ERODIADE.


Eternamente! l’amistà con tutti!
Con gli uomini e con Dio! — Ma con Erode
Non si sciorrà: ciò basta: insiem su tutti
Trïonferemo, o fulminate insieme
Anime invitte scenderem sotterra,
Negli odj impermutate e nell’amore! —
Oh che dico? — Che feci? E s’ei veggendo

  1. Parte.