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manzoni e napoleone iii 449

riassunte in sè le più caratteristiche doti del buon sangue lombardo, chinando la fronte dinanzi ai due imperatori, sia rimasto dubbioso se la loro «fu vera gloria»!

Invocato nella su riferita lettera, il Manzoni fu nuovamente invocato dal Beltrami, in un’altra letterina che fece seguire a commento della discussione consigliare. Egli tenno ad affermare che la frase ricordante «il generoso e non mai abbastanza riconosciuto aiuto di Napoleone III e della nazione alleata», dispiaciuta ai radicali, non era sua e non esprimeva un suo «apprezzamento personale». Essa egli l’aveva, dichiarò, «testualmente trascritta da un autografo di Alessandro Manzoni, conservato in uno di quei Musei del Risorgimento nazionale, che raccolgono e preparano gli elementi per la nostra storia».

Un autografo del Manzoni ove si nomini, o esplicitamente si parli di Napoleone III? In uno dei Musei del Risorgimento?... Nessuno dei «laici sagrestani» dell’erudizione storica popolaresca osò chiederlo. I fra Fazio, anche se petulanti, dinanzi alla dottrina dei padre Cristoforo finiscon sempre coll’acquietarsi o mormorare: «Basta! lei ne sa più di me»! Sennonchè, indagatore anch’io e raccoglitore degli scritti manzoniani, è naturale mi sia chiesto: davvero che una volta don Alessandro, il quale pesava ogni parola prima di lasciarla scivolare dalla sua penna, ha fatto una così esplicita dichiarazione sul conto di Napoleone III?

Non già, s’intende, ch’io dubiti della gratitudine profonda, d’italiano e d’unitario antico e incrollabile, che il poeta d’Adelchi deve aver professata pel sovrano, il quale solo, col valido sussidio del suo esercito valoroso, rese possibile che l’utopia diventasse una realtà. Chi non aveva lesinata la lode nemmeno a quel Gioacchino Murat, contro cui non celarono il loro malanimo perfino manzoniani del