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manzoni e cavour 425

pensiero nazionale che informò gli atti tutti della passata mia amministrazione, ascrivendomi a merito la bontà delle intenzioni laddove scarse dovevano parere le opere. Io La prego, egregio signor Conte, di porgerne i miei più vivi ringraziamenti ai benemeriti membri della Congregazione municipale, e di assicurarli che, chiamato oggi nuovamente da Sua Maestà a reggere le cose di Stato, rimarrò costante osservatore di quei principii che mi hanno procacciata la loro benevolenza.

Quattro giorni dopo, l’Istituto Lombardo lo acclamava suo membro onorario. E il Cavour ringraziava, il 5 febbraio, con una lettera diretta al Presidente dell’istituto; che era allora, e rimase fino al dicembre 1861 quando presentò irrevocabilmente le sue dimissioni, Alessandro Manzoni1. Gli diceva:

Benemerita dell’Italia per aver rivolte a scopo veramente patriottico le pazienti indagini delle scienze morali e sociali; splendida pei nomi dei membri che la compongono, e più di tutto per essere presieduta da Colui che in tempo di sconforto politico serbò pura ed intemerata la gloria delle lettere italiane; codesta illustre Società, chiamandomi nel suo seno, volle premiare il poco che ebbi la somma ventura di compiere per ridurre ad atto quelle aspirazioni nazionali che essa aveva evocato a vita nel campo dei pensiero.

Voglia, illustre signor Presidente, farsi interpreto verso i Suoi colleghi della mia profonda riconoscenza.

Se non vien meno in noi quella costanza ed unanimità di propositi che costringo ora l’Europa attonita all’ammirazione ed al plauso, fra breve la mente italiana non sarà più funestata dalla dominazione straniera; e invigorita, non esausta, dalla lotta nazionale, essa raggiungerà di nuovo quelle altezze del pensiero e dell’arte, a cui altre nazioni, benchè avessero sorti meno contrastate o più liete, tentarono finora indarno di giungere.



L’impegno che Cavour assumeva era formidabile. Ci trovavamo isolati. Napoleone ci faceva dire di non poterci aiutare altrimenti che opponendo una resistenza passiva agli ultramontani, che avrebbero voluto sospingerlo a intervenire a pro del Papa. Da Vienna scrivevano che quel ministro degli esteri sogghignasse, «il Piemonte non avere lo stomaco abbastanza forte da digerire Romagne e Toscana

  1. Cfr. F. Novati, A. Manzoni ed il R. Istituto Lombardo, nel Giornale Storico della letteratura italiana, v. XXXIX, p. 156-58