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Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/450

420 illustrazioni e discussioni, i

talianità, il padrone di casa vietava ch’entrasse «la bianca divisa», pur se indossata da un parente1 .

In quei giorni fu dato avviso al Cavour che un valentuomo di Udine — il nome è dovere di gratitudine ricordarlo, Daniele Cernazzai — lo aveva lasciato erede di una cospicua somma, perch’ei la destinasse ad uso di pubblica istruzione. Sorpreso e commosso, al Conto balenò subito il pensiero di destinare quel legato al maggiore scrittore ed educatore degl’Italiani; e affidò ad Achille Mauri la delicata missione di escogitare il modo d’attuare l’arduo e nobile divisamento. Ma l’incalzare degli eventi impedì che se ne venisse a capo.

11 3 agosto 1859, Massimo d’Azeglio scriveva confidenzialmente da Torino al conte Gabrio Casati:

Vi è una trattativa diplomatica da condurre, e credo che sei l’uomo a proposito. Il Re, andando a Milano ed avendo saputo che le fortune di Manzoni non sono quali le vorrebbe il suo merito e la sua età, intende dargli il Gran Cordone di San Maurizio, e annettervi una pensione di diecimila franchi. Sappiamo tutti che Manzoni non accetta croci, o almeno non le accettò sinora. Ma, primo, mi sembra dovrebbe fare un’eccezione per il suo Re; secondo, se non accetta il Cordone, la pensione prende troppo l’aspetto di un soccorso. Invece, colla croce tutti hanno, o possono avere, pensione. Io, per esempio, l’ho. E rifiutare poi i diecimila franchi, oltre che sarebbe poco amichevole verso il Re, per quanto la sua offerta arrivi in via ufficiosa, o segreta, trovo che non lo dovrebbe, avendo affari domestici con gravi imbrogli, figli e nipoti in strettezze, ecc. ecc.

Quel che il Casati dicesse e facesse, o quel che il Manzoni obbiettasse, non sono in grado di riferire. Questo solamente so, che sei giorni dopo la data di questa lettera, il 9 agosto, il Re firmava un decreto con cui, senza parlare nè di cordoni cavallereschi nè di san Maurizio o d’altri santi, s’assegnava al nobile Alessandro Manzoni l’annua vitalizia pensiono di lire dodicimila, a titolo di ricompensa nazionale.

Se in cose d’amore don Alessandro era stato, com’egli

  1. Cfr. D’Ovidio, La politica del Manzoni, nei Nuovi studi manzoniani, Milano, Hoepli, 1908, p. 300; e i Cenni biografici di A. M., premessi alla sontuosa edizione hoepliana del Romanzo, Milano, 1900, p. xix e xx.