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così egli aveva voluto che nell’altro ramo entrasse subito, fin dal marzo 1860, Alessandro Manzoni. E il vecchio venerando, il quale nel 1848 s’era scusato di non poter accettare i mandato che gli avevano conferito con unanime consenso gli elettori di Arona, di rappresentarli nella Camera subalpina, aveva ora accettato con entusiasmo dal suo Re la nomina nel primo Senato veramente italiano. Il 9 aprile 1860, aveva scritto al conte di Cavour:

L’immeritato onore che Sua Maestà il Re si degnò di farmi, innalzandomi alla carica di Sonatore del Regno, mi colma di confusione, come di riconoscenza. So la sincera o immensa devozione a Lui e all’Augusta Sua Casa, e la passione per la di Lui prosperità e gloria, che è prosperità o gloria della patria, bastassero a costituire un titolo, oserei credere di non essere, per questa parte, inferiore a nessuno. La mancanza però di titoli più proporzionati, o il troppo fondato timore che l’età o la malferma salute non mi permettano nemmeno di tentare l’adempimento dell’alto incarico, non tolgono ch’io non deva riconoscere e venerare in un tale atto d’indulgenza un sovrano comando.

Tuttavia nè l’età ben grave di settantasei anni, nè la salute malferma e gli acciacchi e la poca voglia di muoversi e la ripugnanza di mostrarsi tra la gente, valsero quella volta a trattenerlo a Milano. E nella storica giornata del 26 febbraio 1861, egli sedeva tra i cento trentuno senatori, convenuti in palazzo Madama per consacrare col loro voto la costituzione dell’Italia e per proclamare Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Alla marchesa Costanza Arconati Trotti, sua ospite, che si maravigliò di vederlo giungere a Torino, egli disse: «Ma io che ho sempre sperato questo momento quando più pareva lontano; che ho sempre affermata questa speranza contro tutti gl’increduli — e voi», soggiungeva maliziosamente, «eravate tra questi — ; potevo io mancare nel giorno in cui il più caro dei miei voti diventava una realtà?» 1



    Lettura del febbraio 1904, p. 141. Inoltre: M. Scherillo, Verdi cittadino milanese, nel C Corriere della Sera del 18 febbraio 1913; e I copialettere di G. Verdi, a cura di G. Cesari e A. Luzio, Comune di Milano, 1913, p. 588 ss.

  1. Vedi, nella Nuova Antologia del 1° gennaio 1909, il mio saggio: Manzoni e Napoleone III.