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urania 391

     95Urania Dea, cui fu diletto il fato
     Del giovanetto, e di blandir sua cura
     Nel pio voler propose. È nei riposti
     Del sacro monte avvolgimenti un bosco
     Romito, opaco, ove talor le Muse,
     100Sotto il tremolo rezzo esercitando
     L’ambrosio piè, ringioviniscon l’erbe
     Da mortal orma non offese ancora.
     A l’entrar de la selva, e sovra il lembo
     Del vel che la tacente ombra distende,
     105Balza l’Estro animoso, e de le accese
     Menti il Diletto, e, ne la palma alzata
     Dimettendo la fronte, il Pensamento
     Sta col Silenzio, che per man lo tiene.
     Bella figlia del Tempo e di Minerva
     110V’è la Gloria, sospir di mille amanti:
     Vede la schiva i mille, e ad un sorride.
     Ivi il trasse la Diva. A l’appressarsi,
     De l’aura sacra a l’aspirar, di lieto
     Orror compreso in ogni vena il sangue
     115Sentia l’eletto, ed una fiamma leve
     Lambir la fronte ed occupar l’ingegno.
     Poi che ne l’alto de la selva il pose
     Non conscio passo, abbandonò l’altezza
     Del solitario trono, e nel segreto
     120Asilo Urania il prode alunno aggiunse.
     Come tal volta ad uom rassembra in sogno,
     Su lunga scala o per dirupo, lieve
     Scorrer col piè non alternato a l’imo,
     Né mai grado calcar né offender sasso;
     125Tal su gli aerei gioghi sorvolando,
     Discendea la celeste. Indi la fronte
     Spoglia di raggi, e d’ale il tergo, e vela
     D’umana forma il dio; Mirtide fassi,
     Mirtide già de’ carmi e de la lira
     130A Pindaro mäestra; e tal repente
     A lui s’offerse. Ei di rossor dipinto,
     A che, disse, ne vieni? a mirar forse