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Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/414

384 poesie non accolte dall’autore

     Gioja il suo dir mi porse, e non ignota
     Bile destommi; e replicai: Deh! vogli
     La via segnarmi, onde toccar la cima
     205Io possa, o far che, s’io cadrò su l’erta,
     Dicasi almen: su l’orma propria ei giace.
     Sentir, riprese, e meditar: di poco
     Esser contento: da la meta mai
     Non torcer gli occhi: conservar la mano
     210Pura e la mente: de le umane cose
     Tanto sperimentar, quanto ti basti
     Per non curarle: non ti far mai servo:
     Non far tregua coi vili: il santo Vero
     Mai non tradir: nè proferir mai verbo,
     215Che plauda al vizio, o la virtù derida.
     O maestro, o, gridai, scorta amorosa,
     Non mi lasciar; del tuo consiglio il raggio
     Non mi sia spento; a governar rimani
     Me, cui natura e gioventù fa cieco
     220L’ingegno, e serva la ragion del core.
     Così parlava e lagrimava: al mio
     Pianto ei compianse, e: Non è questa, disse,
     Quella città, dove sarem compagni
     Eternamente. Ora colei, cui figlio
     225Se’ per natura, e per eletta amico,
     Ama ed ascolta, e di filial dolcezza
     L’intensa amaritudine le molci.
     Dille ch’io so, ch’ella sol cerca il piede
     Metter su l’orme mie; dille che i fiori,
     230Che sul mio cener spande, io gli raccolgo
     E gli rendo immortali; e tal ne tesso
     Serto, che sol non temerà nè bruma,
     Ch’io stesso in fronte riporrolle, ancora
     De le sue belle lagrime irrorato.
     235Dolce tristezza, amor, d’affetti mille
     Turba m’assalse; e da seder levato,
     Ambo le braccia con voler tendea
     A la cara cervice. A quella scossa,
     Quasi al partir di sonno io mi rimasi;