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312 inni sacri


     A Te1 che i preghi ascolti e le querele2,
Non come suole il mondo, nè degl’imi3
E de’4 grandi il dolor col suo crudele
Discernimento estimi.

     Tu pur, beata, un dì provasti il pianto
Nè il dì verrà che d’oblianza5 il copra:
Anco ogni giorno se ne parla; e tanto
Secol vi corse sopra.

     Anco ogni giorno se ne parla e plora
In mille parti; d’ogni tuo contento
Teco la terra si rallegra ancora,
Come di fresco evento.

     Tanto d’ogni laudato esser la prima
Di Dio la Madre ancor quaggiù dovea;6
Tanto piacque al Signor di porre in cima
Questa fanciulla ebrea.

     O prole d’Israello, o nell’estremo7
Caduta, o da sì lunga ira contrita,
Non è Costei che in onor tanto avemo,8
Di vostra fede9 uscita?

     Non è Davidde il ceppo suo? Con10 Lei
Era il pensier de’ vostri antiqui vati11,
Quando annunziaro i verginal trofei
Sopra12 l’inferno alzati. c

     Deh!13 a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch’Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;

  1. Te,
  2. querele
  3. de gl’imi
  4. dei
  5. obblianza
  6. dovea.
  7. ne
    l’estremo
  8. avemo
  9. gente
  10. con
  11. Vati
  12. Sovra
  13. Nella prima stampa, invece delle due ultime strofe, ce n’è una sola; ch’è questa:
    Deh! alfin nosco invocato il suo gran nome,
    Salve, dicendo, o de gli afflitti scampo,
    Inclita come il sol, terribil come
    Oste schierata in campo