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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/97

90 un giovane


In fondo alla bottega, c’era il banco di Alfonso. Gli affari andavano abbastanza bene, sopra tutto perchè Filiberto era molto bravo e conosciuto.

Alfonso, salendo le scale di casa, si sentì completamente diverso agli altri giorni. Egli stette fermo dinanzi alla porta, prima di mettere la chiave e di girarla; aveva udito la voce del padre, che andava da una stanza ad un’altra. Allora lo prese un grande abbattimento doloroso, e senti che gli occhi gli si facevano umidi. Tuttavia, entrò. Il marmista rattenne il passo per guardarlo, senza dirgli una parola; ma, brontolando, non si fece più vedere fino all’ora di cena, finendo di imbullettare una gabbia per tenerci i conigli. Il giovane capì che egli ormai non avrebbe potuto più evitare la cosa cattiva che doveva sorgere tra loro due. E gli sarebbe stato impossibile tentare qualche espediente. Tutti e due si sederono a tavola, l’uno dinanzi all’altro.

Filiberto gli disse:

— Per venire a mangiare, lo trovi il tempo; ma per stare in bottega, no!

Alfonso pensò: «Come potrei non venire qui