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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/68


la casa venduta 61


Allora si fece dare il bastone dal signor Achille e ne buttò giù quasi una fila: quelle che erano senza cornice. Io avrei voluto raccattarle, ma pensai di aspettare che se ne fossero andati. Volevo, nondimeno, far loro sapere che erano proprio quelle di mia madre e della mia sorella morte. Forse avrebbero capito il mio sentimento. Ma non mi arrischiavo, giacché il signor Leandro, ormai padrone, le aveva buttate giù a quel modo. Non volevo fare una cosa che non ero sicuro se facesse piacere. Allora, siccome era restata, un poco più alto, una fotografia di mio padre, dissi:

— Butti giù anche quella!

Ma egli non pensava a questo sciocchezze, e alzò una spalla. Prese in mano invece un vecchio vaso di fiori, che io avevo sempre tenuto: era un ricordo della mia sorella. Ma, accortosi che la polvere gli aveva insudiciato le dita, disse:

— Ho fatto male a toccarlo.

Io gli chiesi:

— Si vuole lavare?

Ma il signor Leandro si servì del suo fazzoletto, benché gli dispiacesse di sporcarlo. Ora