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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/62


la casa venduta 55


— Pochi discorsi: le piace o no? Il caffè lo prendiamo fuori, con i nostri denari.

Io risposi:

— Ma ho detto che lo facesse perchè credevo che gradissero una mia gentilezza. Ho voluto accoglierli come meglio posso.

— Non importa, non importa!

Allora, il vecchio si mise a dirmi:

— Invece del caffè, poteva darmi il tempo di fare l’offerta. Ma io più di seimila lire non gliele davo.

Il biondino scosse la testa, quasi per compatirli ambedue che fossero così lesti a concedermi tutta quella somma. Pareva che io li avessi messi in mezzo, e mi trovavo così imbarazzato e umiliato che avrei voluto regalare la casa; se non ci fosse stata l’ipoteca da togliere. Mi vergognavo dell’ipoteca, perchè appunto non potevo essere libero a modo mio. Il signor Leandro riprese:

— Se sta bene come ho ormai detto, benchè ne sia più che pentito, venga oggi dal mio notaio; dove si stenderà il contratto.

Credendo che facesse caso alla mia delicatezza, proposi: