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nè meno di dipingerlo a quel modo, ora non scherzava più; e guardava con ammirazione silenziosa Don Vincenzo; che, avvedendosene, cercava di non far trasparire il piacere che ne provava; e l’importanza che avrebbe voluto darsi.

Il Materozzi guardava anche la tavolozza restata su una sedia; dove i colori s’erano seccati. Nella stanza c’era odore di acqua ragia.

Il Bichi, invece, non stimava niente le pitture di Don Vincenzo; ma non glielo faceva capire perchè gli sarebbe parso di essere poco educato. Egli aveva una gentilezza ironica, e il prete la pigliava per sincerità. Non glielo diceva perchè egli stesso non sarebbe mai stato capace di far meglio. E già s’era stancato della scuola di pittura. E perciò, per cambiare discorso, chiese:

— Chi suonava dianzi?

Il Materazzi smise di essere distratto e assorto. Don Vincenzo rispose, ma senza voce:

— Io. Piace anche a te la musica?

— Tanto.

Allora il Materozzi disse:

— Perchè non suoni mentre ci siamo anche noi?