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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/33

26 un’osteria


— Bisogna esser matti ad andare con un tempo simile!

E risero, per la seconda volta, tutti insieme; con un’insolenza così brutale, ch’era perfino ingenua.

Ma Giulio gridò:

— Che ve n’importa?

Non rispose nessuno; ci guardarono fissamente e basta: qualcuno, per seguitare a ridere, chinò la testa.

— Portateci le sigarette!

— Di quali? — Chiese l’oste con più gentilezza di prima, come facendoci una concessione; quasi per tenere a posto gli altri.

Ma Giulio, quando s’era stizzito, non gli passava facilmente; anzi diventava nervoso anche con me e con qualche altro che gli capitava.

E rispose:

— Quelle da signori.

La maestrina gli volse la faccia, con un mezzo sorriso; ma senza guardarlo.

L’oste si fece più svelto e le portò.

In quella bottega vendevano tutto ciò che può bisognare ad un paesello; e non ce n’erano altre. La maestrina si scosse; come con un brivido.