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272 l’ombra della giovinezza


Poi la giovinetta chiuse l’uscio. Egli, restando lì solo, non potè fare a meno di sporgere il capo dalla finestra: per respirare meglio. Sotto la casa c’era un giardino di pochi metri quadrati. Ed egli si pentì di non essere alla sua fattoria; là in mezzo alle colline che da lì si vedevano limpide e cerule. Una vite a tralcio passava da una buca tra i mattoni di un muro; e, sorretta con il filo di ferro, arrivava con la punta fino alle finestre del secondo piano. Ma l’uva non maturava mai; e restava tra verde e vaia. Egli scosse forte il filo di ferro; perchè, per fare un dispetto, avrebbe strappato tutta la vite. Ma che gente era quella? E, poi, non aveva ragione lui di dare dell’imbecille al suo fratello? Egli voleva sapere quel che facevano tutte e tre le donne là chiuse. Piangere, non si sentiva. Egli guardò dal buco della chiave; ma non vide nulla. Gli faceva rabbia anche un gatto che dal muricciolo del giardino non smetteva di guardarlo; con quegli occhi come l’agro di limone; con uno spacco nel mezzo che si allargava e si stringeva. Gli avrebbe tirato una pietra! Egli non sapeva spiegarsi perchè l’avessero lasciato lì solo; ma