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l’ombra della giovinezza 269


La signora gli chiese:

— E perchè è venuto?

Egli intese male, e rispose:

— Gliel’ho detto il perchè.

La signora Pierina abbassò un’altra volta la testa quanto da tempo non l’abbassava più. Sembrava che una delle forcelle dei capelli gliel’avessero ficcata nel cervello. Ella si prese le mani insieme; passandosi le unghie sopra i dorsi; dove la pelle sottile faceva distinguere la carne livida dai tendini bianchi e pieghevoli. Poi, si fermò con le unghie quasi per ficcarsele in quelle mani che lei sola sapeva come erano fatte. Egli la guardava, stando ritto anche lui, con una mano a mezza tasca, stringendo il pacco delle lettere che aveva fretta di consegnare; perchè non fosse più possibile tornare a dietro. Certamente, là dentro la stanza avevano sentito quel ch’egli aveva detto; ed egli ascoltava con una curiosità che gli richiedeva uno sforzo insolito. Com’era la fidanzata di suo fratello? Gli sarebbe dispiaciuto non vederla bene, perchè la conosceva soltanto di sfuggita e non ci aveva fatto mai caso. Perchè non veniva nel corridoio? Chi c’era con lei?