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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/275

268 l’ombra della giovinezza


— Non c’è in casa la signorina Marsilia?

Allora, la signora, che si chiamava Pierina, vincendo la vergogna che la faceva quasi sempre tremare, gli rispose:

— Non può dirlo prima a me quel che ha da dire a lei?

La voce somigliava agli occhi e aveva, ora, lo stesso accento di chi racconta per la centesima volta una storia che lo ha raccapricciato; una voce che vuole evitare, e non ci riesce, di riavere quella sensazione che una volta fu straziante fino alla crudeltà. Egli cercò di non badare all’effetto che gli faceva quella voce; ma non riescì a sorridere alla signora, perchè gli parve più facile dirle quel che aveva in mente. Allora, le rispose come un uomo che bada soltanto a calcolare per il meglio delle cose e crede lecito che non ci si debba curare dei nostri sentimenti che ne derivano, anche se impongono uno sforzo di volontà per sopportarti:

— Volevo parlare alla signorina, perchè Orazio non verrà più qui da lei. È necessario che la convinca io; giacchè son venuto in casa sua. Altrimenti, sarebbe inutile che io fossi venuto.