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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/273

266 l’ombra della giovinezza


Ma fu contento di capire che non avrebbe trovato un contrasto abbastanza forte. Lungo le pareti del corridoio, ii cui scialbo era sparso di rigonfiature, tutte polverose dalla parte di sopra, e la polvere, contro luce, si vedeva bene, c’erano attaccati chi sa quali quadri a colori, tutti macchiati di giallo e di rossiccio dall’umidità e dal vecchiume; con le cornici dorate: qualcuna osava per fino luccicare un poco. Egli vi si soffermò con gli occhi; quasi per simpatia. Intanto la signora aveva richiuso l’uscio; e in una stanza di fondo si capiva che c’erano due ragazze che si parlavano in fretta e sottovoce, già inquiete di non sapere ancora chi avesse suonato il campanello. Egli tenne gli occhi da quella parte aspettando che si facesse avanti la fidanzata. Quasi s’era dimenticato della signora che certo era la madre. Ma egli, voltandosi a lei, e cercando di capire se ascoltavano, le disse:

— Vorrei parlare alla signora Marsilia. Ma da solo.

La signora non rispose; chinò la testa come avesse atteso prima qualche spiegazione. Egli allora, guardandola, arrossì; ma si sentiva lo