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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/259

252 l’ombra della giovinezza


Egli aveva voglia di piangere, tanto si sentiva offeso, e invece rideva. E disse:

— In quanto alla ragazza, anch’io credo che tra qualche settimana la lascerò anche se tu non me lo dici. Ma non capisco la tua diffidenza con me! È vero che anch’io.... Ma io scherzo; io sono certo di volerti bene. E ti avrei parlato con un altro tono. Tu mi costringi.... Stai a cuccia.

E dette una cinghiata alla cagna; che tremando, e chiudendo gli occhi senza guaire, si rincantucciò sotto il tavolino.

— E ora perchè picchi la cagna?

Egli sorrise, ma impacciato; e con il desiderio di leticare. Perciò chiese:

— Hai letto quelle lettere?

Anche l’altro sorrise, ma ironicamente; con quel sorriso che faceva stizzire il fratello e gli faceva perdere la testa. E riprese:

— Ti domando se hai letto quelle lettere.

— Ti pare che io legga le lettere di una donna? Io? Non mi conosci, forse?

— Ma tra donna e donna ci può essere differenza. Lei non è mica come la nostra serva che invece di essere gelosi, siamo contenti che