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l’ombra della giovinezza 251


— La verità piace a me quanto a te.

— Tu vuoi sposare quella signorina povera, che ha almeno sei anni più di te.

Egli non ebbe il coraggio di ammettere che aveva desiderato di sposarla, e mentì con la speranza di sentirsi sicuro anche dentro di sè:

— Chi te lo ha inventato?

— Tu fai, dunque, per divertirci e basta? Non credo. Tu le vuoi bene. Tu conservi anche le sue lettere. Se tu non facessi sul serio, le avresti fatte leggere per riderne con me.

— E tu, ora, pretendi, perchè mi sei fratello, di ridere con me di tutte le ragazze che amo?

Ma, siccome non poteva mentire troppo, disse:

— E se io la volessi sposare, debbo chiedere il permesso a te?

— Ce ne sono cento meglio di lei e più ricche di lei, che sarebbero disposte a farsi sposare o da me o da te. Ricordati che nostro padre non avrebbe voluto una povera in casa. E, forse, nè meno nostra madre. Ma tu, ai nostri genitori, non ci pensi. Tu vuoi fare l’imbecille. Perchè vuoi sposare quella disgraziata? Lasciala stare, e mettiti con qualcuna che tu non debba rivestire, per farle la dote.