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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/253

246 l’ombra della giovinezza


come se lo avesse conosciuto. Allora, egli se ne innamorò.

Gli piaceva parlarle, perchè ella, anche quando stava zitto a posta, capiva tutto quel che aveva pensato; ed egli non sapeva come facesse. Si chiamava Marsilia ed era molto più povera di lui. Ma egli non ci voleva pensare. Era piuttosto magra, alta, con un bel collo; e, quando sorrideva, pareva convinta di qualche sentimento pacato e dolce che teneva sempre per sè. Era molto buona, quasi umile, sempre sottomessa e continuava a guardarlo come la prima volta. Sembrava contenta perchè egli l’amava; e quando si lasciavano ella invece di parlare gli stringeva la mano in un modo ch’egli avrebbe voluto restare per sempre con lei. Era una sensazione che lo legava a lei sempre di più; e soltanto dandogli la mano pareva ch’ella riescisse ad essere da più di lui. Poi, ella ritirava in fretta la mano e non voleva quasi mai che egli gliela riprendesse per salutarla un’altra volta. Quand’egli si stupiva di questo, ella rideva e se n’andava come per non essere costretta a fare come avrebbe voluto lui. Poi, si voltava, di lontano, seguitando a ridergli.