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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/220


i nemici 213


occhi s’illuminavano; ed egli cominciò a guardare fisso; senza più accorgersi che faceva capire a tutti la sua cattiveria quasi feroce. Cercava di riprendersi, ma non poteva; e pareva che i suoi denti volessero mordere. Allora, a malgrado della ripugnanza che provavo a sentirmi anche io contro di lui, in un modo così risoluto, mi faceva piacere, ed ero contento che il suo viso continuasse ad essere a quel modo. Se avesse cambiato, avrei sentito una delusione grande!

Ma egli, allora, cominciando a parlare sottovoce, tanto che dovevo chinare l’orecchio verso di lui e fargli ripetere più d’una parola, mi spiegò perchè dalla sua sezione dovesse passare nella mia. Da prima non mi rendevo condo del suo desiderio, perchè mi sembrava addirittura sbagliato; ma egli mise tanto sentimento in quel che mi diceva che, se fosse dipeso da me, avrei acconsentito subito. Io consigliai come dovevo fare; e gli promisi di parlarne io stesso al nostro capo d’ufficio. Egli, allora, non mi nascose più che nella sua sezione lo perseguitavano e che non ci stava volentieri perchè il suo stipendio era più piccolo anche del