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212 i nemici


Egli, allora, rise.

— Ma io li ho messi al posto.

— Ti sei avuto a male della mia domanda? Te l’ho fatta perchè ti voglio bene.

— Con me non ce la può nessuno.

Io ebbi come un brivido, e risposi:

— Lo so; ma ci sono persone che tentano lo stesso di riuscire a far del male.

Egli rise un’altra volta, e mi rispose:

— Ti garantisco che non ci penso nè meno. Io li faccio tutti tremare.

Il suo viso era quasi giocondo, benchè ancora inquieto; e i suoi occhi non potevano guardarmi a lungo. Gli mancavano due denti da una parte, di sopra; e i suoi baffi, radissimi, parevano setole che non potessero stare insieme.

Era sempre pallido e affilato; con una macchia rossa rossa giù per il collo; che si vedeva meglio quando era arrabbiato. Le sue mani, come se fossero troppo lunghe, erano pieghevoli e finivano quasi a punta. Ma le sue labbra non impallidivano mai; anzi parevano come inverniciate, tanto restavano sempre uguali. Egli era già così nervoso che vedevo muovere i suoi baffi mentre il labbro pareva sempre fermo. I suoi