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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/218


i nemici 211


mene riconoscente. Molte volte anch’io pretendevo che egli non fingesse di non saperlo; e gli avrei rotto la testa con il mio ombrello. Ma, quando capitava l’occasione, non mi riusciva a volergli male; e aspettavo sempre che egli mi doventasse amico o almeno che non mi odiasse. Ma egli odiava tutti!

Dunque lo fermai io stesso, e lo salutai sorridendo. Ma il mio sorriso gli fece fare il viso cattivo, quasi scontento. Io gli chiesi:

— Che hai?

Egli non mi rispose; chinò la testa e credo che non mi guardasse perchè voleva che io non vedessi come erano in quel momento i suoi occhi. Io, allora, gli chiesi:

— T’ha fatto del male qualcuno? O t’è capitato qualche cosa cattiva all’ufficio, contro di te?

Egli mi rispose con odio:

— Tu vai sempre a pensare alle cose più impossibili.

— Impossibili? Perchè? Tu stesso mi hai raccontato molte volte che hai avuto dispiaceri da quelli che ti vogliono male; e m’hai anche detto chi sono.