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202 mia madre


dei libri da comprare, e guardava verso di noi come se avesse voglia di dirci qualche cosa e poi la volesse rimettere sempre a dopo.

Il Mutti, che non scriveva nè meno e aveva schiacciato il cannello della penna con i denti, mi disse:

— Tuo padre è un ladro!

Io, perchè era vero, stetti zitto; ma con gli occhi lo supplicai di non dire altro. Egli, invece, continuò:

— Quando lo mettono in prigione?

Mi voltai verso il Pallucci e vidi che rideva. Anche il Buti mi guardava con una certa aria burlesca che quasi anch’io mi misi a ridere. Mi sentivo il cuore scompigliato, e come se mi c’entrasse una punta fin dentro; come qualche volta sognando, dopo che mio padre l’avevano arrestato, quando, facendogli un’ispezione improvvisa, trovarono che nella cassa del suo ufficio mancavano più di mille lire. Egli, come altre volte, le aveva prese per prestarle; e il giorno dopo, se l’amico non fosse stato puntuale, ce le rimetteva, magari pigliandole con una cambiale a qualche banca. Il padre del Mutti, ch’era un collega del mio, passava, e credo giustamen-