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mia madre 199


gli occhi verso l’insegnante, che per caso guardava me, mi sentii pieno di vergogna e bruciare la punta degli orecchi; e mi dovetti reggere con tutte e due le mani al banco per non cadere. Allora una voce nota, quella del Mutti, ch’era stato il mio compagno di banco alla classe precedente, mi disse:

— T’hanno rimesso con me?

Io risposi, quantunque non volessi:

— Non lo so.

Ma erano bastate queste poche parole perchè in un attimo mi sentissi tornato qual era stato l’anno avanti. Ormai non c’era più modo ch’io avessi potuto vincermi! L’insegnante, che mi aveva visto ridere, capì subito e ci dette un’occhiata severa; che fu notata da tutta la scolaresca. Il Mutti, senza tenerne conto, disse ancora:

— Se ti tengono vicino a me, quest’anno, si fa baldoria. A quel pretaccio gli sputerei volentieri sul grugno!

Io non mi tenevo più dal ridere; e mi voltai a guardarlo. Benchè di diciassette anni, aveva un viso che pareva una zitella insecchita. I suoi occhi, celesti chiari, mi fissarono: e nello stes-