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un'amante 193


Io esclamai, facendo uno sforzo per non dire un’altra cosa qualunque:

— È morto Giulio?

Ella capì che non me ne importava niente, e che questa morte inattesa quasi mi esasperava. Non riesciva a commuovermi, e non ci si provava nè meno; ma pareva che fosse priva di voluttà per sempre: mi fece, perciò, un poco di disgusto.

Non riescivo a capacitarmi come avessi baciato quella sua bocca: io la guardavo facendo queste considerazioni. Ed ella, vedendo nei miei occhi il desiderio deluso, volle starmi lontana.

Aprì la porta di camera e andò a inginocchiarsi a piè del lettuccio, accanto al letto grande.

Giulio, vestito di nero, era lì steso, con due candele accese così vicine alla testa che avrebbero potuto, mi parve, bruciarlo. Il suo viso era di un giallo che non si poteva guardare, la bocca già disfatta, una bocca che avesse conosciuto tutta la vita; e i capelli gli luccicavano in modo orribile, come umidi di umori.

Amelia prese il rosario infilato ai ferri del letto; e senza più volgersi a me, come se non