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creature vili 181


que; anche invogliato di far capire tutte queste cose che provavo. Allora, Fanny, che fu la prima ad avvedersene, mi disse sorridendo con delicatezza:

— A che pensi?

— Io?... A niente!

— Ti vedevo così serio!

— Si deve mettere a cantare? — chiese Lina.

Fanny era quella che aveva più curiosità, ma temeva anche d’infastidirmi. Tuttavia, si sentì così sicura che non si ritenne dal dirmi:

— Io e tu c’intendiamo anche dagli occhi. Bada, sai, non credere ch’io voglia farti pensare soltanto a me! Qui dentro siamo tutte eguali.

Disse la Francese:

— Io non so che ti passa per la testa!

L’altra rispose:

— Credi ch’io non indovini le persone?

Eva, benchè fosse la più frivola, mi guardò come per assicurarsi di quel che aveva detto Fanny; e Lina mi fissava gli occhi addosso; meravigliata. Anche Sara mi guardò, ma sul suo viso non scomparve del tutto il segno di quel che pensava leggendo. Ella contrasse un poco