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180 creature vili


I miei ricordi avevano un senso doloroso, sempre più acuto. Non capivo perchè le cose mi paressero tutte tragiche: come quando è avvenuto un omicidio sotto i nostri occhi, e noi si resta con l’animo sorpreso. Mi chiedevo a quale delle cinque ragazze avessi più fiducia; ma non trovavo nessuna differenza. Fanny era la più giovine e forse la più buona, ma anche Lina mi piaceva; e quel suo ricamo mi faceva immaginare la sua casa a Parma. Anche per le altre trovavo qualche motivo da non sentire nessuna ripugnanza e nessuna diffidenza. Io era sempre più disposto a giustificarle. Anzi, addirittura esaltato del mio sentimento. E allora venne anche a me il desiderio di confidarmi, ma non ero capace; non avrei potuto parlare di me e della mia famiglia, come loro. Avevo anch’io la stessa nostalgia, quasi lo stesso rimorso, della casa lontana; ed ero contento di sentire un’amicizia così improvvisa e spontanea. Non m’ero mai trovato altrettanto disposto con tutto il mio animo; nè mai inteso così bene come con quelle cinque ragazze. I loro discorsi mi obbligavano ad essere buono e pieno di rispetto; ed io le avrei difese contro chiun-