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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/186


creature vili 179


— Lo conosco anch’io — e, fece una spallucciata.

Sara si rimise a leggere. Lina piegò la tela: aveva ricamato un quadrifoglio. Eva le chiese, fingendo che gliene importasse:

— Perchè non me fai uno a me?

— Domani.

— Anche a me, — disse la Francese, sapendo che facevano soltanto per discorrere.

— Anche a te.

— Io ho già sonno, — disse Eva, e appoggiò la testa al muro.

Anch’io, senza volere, ricordavo mio padre e mia madre, e come il tempo della mia vita era passato presto; quanto ora mi ci voleva a respirare. Guardavo il ricamo; e Lina, accortasene, mi sorrise con simpatia. Avevo affatto dimenticato di che genere era il luogo dove mi trovavo; e mi sentivo pieno di tristezza. Vidi che le dita di Fanny, benchè non fossero fatte male, somigliavano, muovendosi, alle zampe dei granchi; mentre non sapevo se i suoi capelli, giù per le spalle, erano finti o veri. Sara si era nascosta il viso con le mani, e la Francese s’era voltata verso Eva.