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creature vili 175


Sara smise di leggere, come se non volesse farsi pigliare a gabbo.

— Non mi conosci, allora! Quando avevo sedici anni andavo in chiesa e mi confessavo. E non avrei mai pensato che sarei finita così. T’assicuro che non è colpa mia.

Ma Sara, invece di rispondere, si rimise a leggere; accomodandosi meglio sul sofà. La Francese si stirò i fianchi, scosse la zazzera che pareva d’oro; e disse:

— Io ci credo.

— Ecco; tu capisci più di tutte.

Eva e Lina risero forte. Poi Lina disse:

— Perchè vuoi vantarti tu? Noi eravamo tre sorelle, e io sola sono differente a loro. Se volessi io, a casa mi riprenderebbero. Ma non ci andrei nè meno se mi ammazzassero. Mio padre, a Parma, è conosciuto e rispettato. È un galantuomo. Aveva un cavallo piccolo e mi portava sempre con sè; perchè non voleva che io escissi sola. Le mie sorelle erano doventate gelose di me. Alla fine, non mi potevano più vedere. E se sapessero la vita che faccio, sarebbero contente. Io, invece, cerco di nascondere ogni cosa, per rispetto a mio padre. E se sape-